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"LAUREATA IN ITALIA, MEDICO A BERLINO: LA PROTESTA DEI MEDICI IN FUGA ALL'ESTERO
Fonte: today.it - 21/05/2019
AN Redazione
Dopo essersi laureati in Italia, migliaia di medici italiani emigrano all'estero per specializzarsi. E non tornano più. Ecco perché nei prossimi anni rischiamo di rimanere senza chirurghi, ginecologi e medici di famiglia. Come rimediare?
Per la loro formazione professionale l'Italia spende oltre 225 milioni di euro. Eppure, ogni anno, 1500 medici italiani vanno a specializzarsi all'estero e restano a lavorare lì dal momento che hanno occasioni di impiego più numerose e più vantaggiose. Con l'obiettivo di fermare la fuga dei camici bianchi all'estero e magari invertire la loro rotta, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) ha lanciato una campagna di comunicazione.

Medici italiani in fuga all'estero: l'appello al governo
A fare da testimonial sono due giovani medici: "Laureata a Milano, medico a Berlino. Offre l’Italia". "Laureato a Bari, anestesista a Parigi. Offre l’Italia". Dopo gli slogan, la richiesta al governo: "Servono più posti di specializzazione". "La campagna nasce con l’obiettivo di sensibilizzare gli italiani sul problema della carenza di medici di medicina generale e specialisti, e sulle possibili soluzioni – spiega il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli -. Saranno infatti 14000 i medici così specializzati che mancheranno all’appello nei prossimi 15 anni".
Un’emorragia dovuta all’ondata di pensionamenti attesa per il 2025, quando la cosiddetta ‘gobba pensionistica’ toccherà ilsuo apice e, se non arriveranno nuovispecialisti a sostituirli, il Servizio sanitario nazionale rimarrà senza chirurghi, anestesisti, ortopedici, ginecologi, medici di famiglia. Come rimediare? Abolendo, come spesso sisente proporre, il numero chiuso alla facoltà di medicina?

"In realtà i medici cisono – risponde Anelli - già oggi abbiamo almeno 10.000 laureati che non chiedono altro che poter essere specializzati. Aprire gli accessi alla facoltà di medicina non farebbe che ingrandire la massa di medici che non riescono ad accedere alle Scuole dispecializzazione e rimangono, inoccupati, prigionieri nel cosiddetto imbuto formativo. Tra questi, i 1500 medici che, dopo essersi laureati in Italia, emigrano all’estero perspecializzarsi, trovando subito sul posto un impiego a condizioni retributive e organizzative migliori delle nostre".
"Abolire ora il numero programmato sarebbe dunque non solo inutile, ma controproducente – conclude -. Le soluzionisono quelle che noi da sempre prospettiamo: aumentare il numero delle borse, e, su questo, il Governo ci ha in parte ascoltato, avendone aumentato il numero di 1800, portandole così a 8000; incrementare i posti per il Corso di Medicina Generale; contrattualizzare gli specializzandi dell’ultimo anno, liberando così risorse per altre 5000 borse; recuperare i fondi delle borse abbandonate, che oggi vanno persi".  
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