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NEGAVA ALL’EX MARITO DI VEDERE IL FIGLIO: CONDANNATA A RISARCIRE ANCHE IL MINORE
Fonte: lasicilia.it - 21/05/2019
di Vittorio Romano
 Farsi i cosiddetti stracanacchi tra mariti e mogli separati usando i figli minorenni come arma di ricatto per motivi di astio o per assaporare piccole vendette, non nuoce soltanto al coniuge più debole, quello cioè che non ha avuto affidati i figli, ma incide profondamente sul bambino, al quale spesso è negato il sacrosanto diritto di vedere l’altro genitore nonostante quanto deciso dal giudice.
E così la Corte di Cassazione ha stabilito che il padre o la madre che nega all’ex coniuge di vedere il figlio va condannato/a anche - e qui sta la novità - al risarcimento nei confronti di quest’ultimo. Nella quasi totalità dei casi sono le madri che, al momento della separazione, hanno il privilegio di risultare collocatarie dei figli e, dunque, di continuare a vivere nella stessa abitazione lasciando all’ex marito l’onere di trovarsi un’altra casa e di sopportare tutti i disagi, anche per poter vedere i figli.

Se è pur vero che negli ultimi tempi diversi Tribunali (con il conforto della Cassazione che ne ha approvato l’operato) hanno iniziato a fare un attento esame per verificare chi sia più idoneo ad essere il genitore collocatario dei minori (il Tribunale di Catania è stato ed è in prima fila), è anche vero che, vuoi per l’enormità dei procedimenti da analizzare, vuoi per i retaggi di una cultura che considera la madre soggetto più adatto a convivere con i minori, ancora oggi nella quasi totalità dei casi i figli vengono collocati con quest’ultima (emblematico il caso catanese del ragazzino affidato alla madre nonostante questa avesse riportato diverse condanne penali anche per fatti di violenza).
Purtroppo, però, il vantaggio di essere nominate collocatarie dei figli viene spesso e volentieri frainteso con l’assegnazione di un diritto esclusivo a poter decidere del rapporto dei figli con i padri, arrivando persino a ritenere di poter disattendere le disposizioni del giudice, sottraendo la prole alla compagnia dell’altro genitore. Fatto che (questo è il caso che ha occupato i giudici della Suprema Corte) viene giustificato con il rifiuto del minore a voler vedere il padre, cosicché la madre si vedrebbe addirittura costretta a non far esercitare il diritto di visita al genitore.

Molti padri, già provati dalla separazione, subiscono passivamente. Ma qualcuno reagisce. La sentenza n. 26810 della Cassazione penale aveva già dato ragione a un padre di Gela che aveva denunciato l’ex moglie, convivente con la bambina, perché in varie occasioni si era rifiutata di fargliela vedere, e la donna era stata condannata dal Tribunale di Gela per mancata ottemperanza ad un ordine del giudice, con la conferma della Suprema Corte che venerdì scorso, con la sentenza n. 13400, ha confermato che la madre inadempiente oltre alla condanna penale deve anche pagare la sanzione pecuniaria prevista dall’art. 709 ter c.c. che prevede sanzioni e risarcimento dei danni a carico dei genitori che ostacolano il rapporto dei figli con l’altro genitore. Nessun peso è stato dato alle scusanti della madre, che giustificava ciò accampando il rifiuto del minore a vedere il padre.
Ma non è tutto. Perché la Suprema Corte, con la medesima sentenza, è andata oltre. E, sposando la tesi della Corte d’appello di Torino, ha ritenuto l’inadempimento della madre come un atteggiamento ostruzionistico che, oltre a comportare danni e sofferenze al padre, comporta danni e sofferenze maggiori proprio ai minori, che hanno dunque diritto ad essere risarciti. E così la madre è stata condannata ad un risarcimento nei confronti anche del figlio, con un pagamento di 5.000 euro, che dovrebbe servire da monito per i futuri comportamenti.  
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